Giornata mondiale per la consapevolezza sull’Autismo

Occorre cambiare i paradigmi di attenzione e cura dell’autismo: servono politiche di inclusione, basate sull’accettazione della diversità e capaci di creare ambienti accessibili, di favorire l’autodeterminazione e nuovi modelli di cura, un’ assistenza continua, sistematica e personalizzata su ciascun paziente. È l’appello di SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), in occasione della Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo (2 Aprile), a tutela dell’1% della popolazione mondiale che convive con i Disturbi dello spettro autistico, circa 1 persona su 100 solo in Italia.

«L’autismo – spiega Elisa Fazzi, Presidente SINPIA, Direttore della U.O. Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza ASST Spedali Civili di Brescia – è una condizione di fragilità specifica del neurosviluppo e rappresenta una sfida per la società perché, per raggiungere una reale inclusione, è necessario ripensare e riformulare alcuni modelli che guidano il mondo della scuola e del lavoro, per il Servizio Sanitario Nazionale perché la diagnosi e gli interventi riabilitativi vanno inseriti in un processo di cura continuo a diversi gradi di intensità, che sappia tenere insieme alta tecnologia, competenze professionali specialistiche, ma anche relazione e continuità di cura». L’autismo è una patologia complessa di cui molte cause sono ancora da chiarire dove su una base neurobiologica incidono fattori ambientali di vario tipo, tra cui infezioni o esposizione a farmaci o agenti tossici in gravidanza, lo status immunologico materno-fetale e l’età avanzata dei genitori al momento del concepimento. Inoltre, ai sintomi specifici del disturbo dello spettro autistico possono associarsi altri disturbi di tipo neurologico (epilessia, disordini del movimento) o psicopatologico (disturbi depressivi e ansiosi) che comportano la necessità di cura multidisciplinare, integrata e personalizzata. «È necessario investire in formazione, in tecnologie innovative, in interventi “evidence based” e di supporto alle famiglie – aggiunge Stefania Millepiedi, Vice-Presidente SINPIA e Responsabile Neuropsichiatria Infantile Versilia – per riuscire ad affrontare questa condizione». La ricerca sta migliorando la comprensione dei Disturbo dello spettro autistico, a vantaggio del clinico e quindi di una qualità di vita superiore per il paziente, che può godere di cure più appropriate. «Abbiamo necessità di un adeguato investimento di risorse e di energie – conclude la dottoressa Fazzi – che non ci stancheremo mai di chiedere, in questo ambito della salute». Per arrivare pria alla diagnosi, ecco 10 campanelli d’allarme per riconoscere un Disturbo dello spettro autistico nei bambini.

  1. Non rispondono al proprio nome dopo i dodici mesi.
  2. Non si voltano verso gli oggetti quando un’altra persona li indica.
  3. Evitano il contatto con gli occhi e vogliono stare da soli.
  4. Hanno problemi a relazionarsi o non presentano alcun interesse verso le altre persone.
  5. Non amano essere abbracciati o coccolati o lo accettano solo quando è una loro iniziativa.
  6. Appaiono assenti quando le altre persone parlano loro, ma reagiscono ad altri suoni.
  7. Presentano un linguaggio immaturo e più in generale un ritardo nelle competenze linguistiche.
  8. Ripetono le parole o le frasi che sentono, invece di usare il linguaggio adeguato all’età.
  9. Spesso compiono azioni ripetitive come battere le mani, dondolarsi o girare su sé stessi.
  10. Hanno reazioni inusuali a odori, sapori, suoni o a come le cose si presentano al tatto.

Francesca Morelli

 

 

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